Quando l’innovazione disegna il futuro

CLUBHOUSE CULTURE
Quando l’innovazione disegna il futuro

Tra innovazione e trend emergenti, quali gli scenari del domani?

27 ottobre 2016

Meet the Media Guru e HP



Meet the Media Guru, la piattaforma nata con l’obiettivo di divulgare e condividere idee per avanzare sulla rotta del cambiamento, è approdata nel club, per affrontare scenari e tendenze del futuro digitale e per trovare nuove occasioni di scambio e incontro. Ospiti d’eccezione della serata, Tino Canegrati, Amministratore Delegato di HP Italia, e Massimo Sideri, editorialista del Corriere della Sera, esperto di innovazione.

 

La Digital Transformation coinvolge tutti, nessuno escluso, determinando cambiamenti significativi che inducono a porsi degli interrogativi importanti. Anche un’azienda strutturata come HP ha dovuto fare i conti con questa trasformazione, riuscendo a inserirsi in maniera fluida negli scenari di innovazione che già caratterizzano il nostro presente. Come ha fatto? La risposta, secondo Canegrati, sta proprio nella capacità di innovare dell’azienda, una delle poche che nell’ambito Information Technology ha saputo rispondere in maniera efficace a numerosi modelli di cambiamento. Perché l’innovazione non è solo la capacità di adattarsi al cambiamento, ma è la capacità di prosperare nel cambiamento, ed essere degli innovatori significa saper tirare fuori il meglio di sè proprio in questi intervalli di trasformazione. Per seguire e comprendere le rotte del cambiamento, quindi, è necessario osservare cosa effettivamente cambia intorno a noi, vale a dire quei megatrend epocali che cambiano sostanzialmente la struttura del genere umano nel suo modo di progredire, come l’urbanizzazione, l’aumento dell’età media, la globalizzazione.

 

 

Ogni cosa può essere un rischio o un’opportunità, la tecnologia è solo il modo in cui noi uomini cerchiamo di migliorare la nostra vita. Cosa sta facendo HP per contribuire a questa continua innovazione? Canegrati racconta di come l’azienda stia investendo nelle tecnologie per lo sviluppo della stampa in 3D, con l’obiettivo di rendere tutta la grande produzione on demand, realizzando così solo ciò che serve, vicino a chi lo progetta o a chi lo consuma. Saranno così abbattuti i costi dei depositi e del trasporto della merce, il che impatterà anche a livello ambientale, riducendo drasticamente le percentuali d’inquinamento. L’altro campo in cui HP si sta muovendo è quello della Massive Experience, che si propone di creare dei sistemi capaci di fondere l’esperienza reale con quella virtuale. È di fatto il processo inverso della stampa 3D, grazie alla quale si costruisce un oggetto nel mondo virtuale per poi renderlo reale. La direzione opposta consiste in un percorso molto più complesso, ovvero trasferire dal mondo reale a quello virtuale dell’informatica qualsiasi oggetto, superficie, segno o gesto. Grazie poi all’Internet of Things, tutte queste macchine, dislocate in giro per il mondo, potranno essere connesse e “parlare” tra di loro, scambiandosi informazioni di tutti i tipi: l’innovazione dell’Internet of Things è proprio questa, sviluppare una nuova capacità di comunicare, mescolando la realtà fisica con quella virtuale in maniera fluida e impercettibile.

 

È intervenuto poi l’editorialista del Corriere della Sera, Massimo Sideri, ponendo all’attenzione della platea una riflessione interessante in merito all’approccio passivo che l’Italia assume nei confronti del cambiamento. Perchè subiamo la cultura dell’innovazione? Droni, robot, intelligenza artificiale e disoccupazione tecnologica, sono concetti che finiscono per schiacciare le nuove generazioni, tormentate dal pensiero che l’innovazione arriverà a scalzare l’uomo in tutta la sua complessa eticità. Ma sarà davvero così? Le macchine arriveranno a decidere al posto nostro, contro il nostro istinto di conservazione? Supereranno i nostri limiti di percezione? La tecnologia arriverà a prendere decisioni che per noi esseri umani sono comprensibili razionalmente, ma non emotivamente? La risposta è incerta, il rischio esiste, l’atteggiamento passivo nei confronti di questa rivoluzione tecnologica è disarmante. Sideri si è poi concentrato sul cambio di paradigma portato dall’avvento della cosiddetta Industria 4.0, che non produce più prodotti, bensì servizi. Si pensi al case di Spotify: ieri si vendevano CD, oggi si vendono abbonamenti per ascoltare la musica. Il futuro dell’industria è destinato a trasformare tutto in un abbonamento di servizi. Passando alle altri grandi innovazioni in grado di cambiare il mondo, Sideri ha evidenziato come la globalizzazione stia cambiando le mappe geografiche, come i big data rappresentano il nuovo oracolo custode di tutte le grandi risposte, e di come la sharing economy stia rivoluzionando il principio stesso della proprietà. Il cambiamento è oggi, e non possiamo permetterci il lusso di subire passivamente l’evoluzione innovativa, rimanendo travolti dalle nuove logiche.

 

Arianna Morandi