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CLUBHOUSE PEOPLE
Alessandra Perrazzelli — Country manager di Barclays Italia

Femminilità, coraggio e pensiero libero.

Intervista ad Alessandra Perrazzelli

Alessandra Perrazzelli, 54 anni, country manager di Barclays Italia, una laurea in Giurisprudenza e un Master in diritto societario, corporate finance, diritto e regolamentazione dei servizi finanziari.

 

É la prima volta che la vedo, di certo non la prima in cui ne sento parlare, e da subito rimango colpita dal suo sguardo: è vivo, deciso, tenace e rassicurante allo stesso tempo, ha qualcosa di magnetico e incredibilmente affabile. I suoi modi parlano di una raffinatezza e di una femminilità che da una donna con il suo ruolo non ci si aspetta. Le chiedo di definirsi in una parola, riflette pochi secondi e mi risponde:

“coraggiosa”.

 

Inizio a scavare nelle sue abitudini e scopro che la sua giornata lavorativa comincia all’alba, un’ora dedicata all’esercizio fisico e alla cura della casa, la colazione coi suoi due figli adolescenti, poi legge, news, posta, email, tutto quello che le serve per arrivare in ufficio ed essere già allineata e aggiornata su tutto. Appuntamenti fissi? Due mattine alla settimana, riservate per fare colazioni di networking con professionisti preferibilmente lontani dal suo mondo. Una regola su tutte in ufficio, quella della porta aperta: “lascio i miei collaboratori liberi di entrare per confrontarsi con me ogni qual volta ne abbiano bisogno. Questo vale per quando non viaggio ovviamente, quindi in effetti non molto spesso!” confessa con una risata calda.

 

 

 

Conciliare vita privata e vita lavorativa, per lei, è tutta una questione di organizzazione, delega e priorità. “Il primo segreto è andare a letto presto e svegliarsi altrettanto presto, il secondo è saper delegare”, nient’altro che l’esito compiuto della sua maturazione nella gestione manageriale, che passa da due punti cruciali: una grande sicurezza e consapevolezza di sé e della qualità del lavoro che si vuole, e sapersi circondare di persone estremamente affidabili. Sia a casa, dove si avvale dell’aiuto di un team che lei ama definire il suo piccolo villaggio globale, sia sul lavoro, grazie a una squadra solida di cui si fida ciecamente. “Poter contare su queste persone è davvero importante, ho investito molto nella loro formazione, ma ne vale la pena. Il tempo è sempre poco e grazie a loro posso dedicarlo solo a ciò che amo di più: i miei figli e la cucina”.  Sì perché Alessandra non è solo una donna d’affari, ma anche una mamma e una cuoca, con una passione per l’alimentazione sana: “da quando sono rimasta incinta ho riscoperto il valore del buon cibo, cerco di rispettarlo sempre”.

 

Certo in un ecosistema così perfetto e calibrato non c’è spazio per gli imprevisti, ma anche per questo Alessandra ha una risposta e una soluzione: “ho imparato a farli accadere” mi confida orgogliosa. La osservo come se fosse l’oracolo sul punto di svelarmi la verità: le chiedo come faccia. Mi risponde con facilità: “devi sempre aspettarti che qualcosa di imprevisto accada. Così che quando accade tu sei pronto, lo avevi già messo in preventivo: questo è ciò che permette alla mente di aprirsi alla rivoluzione!”.

 

Per migliorare produttività e performance ci dice che niente funziona come riposarsi, fare sport e staccare il telefono: “con un timing sempre molto serrato la produttività non fa che decrescere, è essenziale crearsi uno spazio proprio per avere sempre energia nuova”. Fondamentale condividere e parlare sempre dei propri progetti con le persone vicine, studiare e documentarsi molto, avere un pensiero libero: questo a grandi linee il suo codice guida per il successo.

 

Le innovazioni nel campo della medicina e della ricerca scientifica sono quelle che per lei cambieranno il mondo nel prossimo futuro. Tuttavia crede che una rivoluzione necessaria da compiere sarebbe quella nel modo di concepire il binomio donna-potere, abbandonando i vecchi clichè. Certamente la questione la interessa da vicino, essendo lei una donna capo, in Italia, in un settore che nell’immaginario collettivo è prettamente maschile, ovvero quello finanziario. “Gli uomini sono estremamente competitivi, cercano di farsi fuori a vicenda e naturalmente cercano di fare fuori anche me: mi sembra un gioco trasparente e io non ho nessuna paura a giocare”, mi dice con sguardo sereno ma deciso.

“É necessario creare per le donne maggiori possibilità per competere, ma ancor più fondamentale è che le donne stesse ci credano per prime. Quando sono arrivata in Barclays eravamo solo 2 donne. Oggi posso dire che il mio comitato di gestione è composto per il 50% di uomini giovani e per il 50% di donne autorevoli: ne sono molto orgogliosa”.

 

La sua città preferita è New York: è nata a Genova, ma nella Grande Mela è nata una seconda volta, vivendola prima da giovane studentessa poi da professionista. “É una città in movimento, estremamente inclusiva, ricca di differenze ma con uno spirito di base comune, dove si respira arte, cultura, business, convergenza”. É lì che ha conosciuto Brooke V. Mahoney, una donna speciale che è stata per lei fonte di grande ispirazione. Alessandra ci descrive il momento del loro primo incontro evocandone ogni dettaglio: un cocktail party a casa dello zio di Alessandra, le luci di New York City sullo sfondo, una donna spicca tra gli invitati, Brooke. Elegantissima e raffinata nel suo abito verde, le unghie rosse in tinta con le labbra, tiene testa a tutti con una grazia innata. “Era impossibile non notarla: straordinariamente bella e fine, intelligente e simpatica. Sarei stata a guardarla per ore. É stato in quel momento che ho pensato: voglio essere come lei”. Da quel momento è nato un rapporto solido e duraturo fra le due: “Brooke mi ha accompagnata in ogni fase della mia vita, mi ha insegnato tanto, mi ha aiutata a crescere facendomi capire che potevo raggiungere tutti gli obiettivi che volevo senza rinunciare alla mia femminilità, alla vita privata, è stata un modello di ruolo fortissimo. In suo onore ho chiamato mia figlia Margherita Brooke”.

 

 

 

Da vera ligure non potrebbe mai rinunciare al mare, anche solo osservare il frangersi delle onde la rilassa. Guai anche a privarla del suo portachiavi, un regalo di sua madre, pieno di amuleti portafortuna, appesi con le chiavi di casa, simbolo del luogo per lei in assoluto più importante. Ama circondarsi delle persone a cui vuole bene, con cui ha condiviso un percorso di vita profondo, che rappresentano per lei “una fonte di energia inesauribile”. Ma non solo persone, ama anche circondarsi di cose, specie quelle del passato, a cui dona una nuova vita portandole nel suo presente. Ci racconta della sua casa in Liguria, quella dove è nata lei, ricca di pezzi di vita come la culla del padre che è stata poi quella dei suoi figli e di molto altro. La casa di Milano confessa essere piena di libri, musica e strumenti.

 

La musica è un altro degli elementi centrali della sua vita, sia lei che i suoi figli suonano e Alessandra si diletta anche nel canto. Una donna dal multiforme ingegno, come la avrebbe definita Omero. Tuttavia niente riesce a battere la sua passione per le scarpe, rigorosamente col tacco, accessorio da cui parte sempre per scegliere il suo look. Adora quelle eccentriche pur non potendo permettersi sempre di indossarle, dovendo essere rassicurante anche nell’aspetto.

 

Per rilassarsi a fine giornata si dedica alla cucina, le piace preparare la cena, curare la tavola e mangiare a lume di candela: “è un momento di ricongiungimento importante, quello in cui si può finalmente togliere l’armatura”. L’ambiente che riflette la sua personalità è quello che si crea lei, ama molto il modernariato, ma odia l’omologazione degli stili, le piace sconvolgerli inserendo alcuni elementi isolati che diano un tocco personale.

“É l’interesse che nutro per la multiculturalità a determinare la mia passione per la contaminazione, che sia in casa con oggetti particolari o al lavoro, intessendo quante più relazioni possibili con persone lontane o diverse da me. Contaminare mi consente di mettere insieme i mondi e le realtà in cui ho vissuto: potrei dire che sono un’amante del fusion, sotto molti punti di vista”.

Interview by: Arianna Morandi