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CLUBHOUSE PEOPLE
Enrico Quaroni — Managing Director Italy, Spain, Mena Region, Rocket Fuel

Gestire il successo con leggerezza.

Uno sguardo fuori dagli schemi: intervista a Enrico Quaroni

Il suo ufficio è un loft in zona Isola a Milano, una vecchia fabbrica di tapparelle che ora è il quartier generale italiano di una delle realtà che sta rivoluzionando il mondo dell’advertising mondiale, RocketFuel. All’ingresso mi accoglie una Ducati Monster 620 dark, che il nostro intervistato confesserà in seguito essere l’oggetto da cui non vorrebbe mai separarsi: “la uso molto poco, ma solo l’idea di averla mi fa sentire molto libero. E poi è un mezzo di locomozione secondo me molto romantico, come il cavallo. Non sono un fanatico del motociclismo, ma l’idea della moto per me è meravigliosa. Non me ne libererò mai”. Ad aprirci la porta dell’openspace che ospita gli uffici societari è Ercole, il suo Bulldog Inglese di due anni. Una esplosione di tenerezza ed allegria, un altro elemento a cui Enrico Quaroni, 33 anni, Country Manager di Rocketfuel non rinuncerebbe mai:

“so essere molto efficace senza perdere mai il buonumore. Non sono mai negativo, cerco di essere molto solare. Una dote fondamentale per mantenere un team che opera bene e per avere successo”.

 

Il lavoro di squadra per Enrico deve essere davvero molto importante, come anche la cura per i suoi collaboratori perchè quando gli chiedo se ha modelli a cui si ispira mi risponde con due imprenditori che hanno dimostrato che è possibile ottenere ottimi risultati anche uscendo dagli schemi: Richard Branson e Brunello Cucinelli. “ A me piace tantissimo lo stile di Richard Branson, rappresenta un modo di fare business che io condivido, mi piace la voglia di cambiare le regole ma allo stesso tempo di mantenere un livello organizzativo umano, anche se molto razionale. Non ho mai avuto la fortuna di conoscerlo dal vivo, ma lo seguo sui suoi blog post. A livello internazionale sicuramente lui è una guida. In Italia mi piace molto Cucinelli, un esempio di imprenditorialità sostenibile in uno dei borghi medievali più belli che esistano. Ha dimostrato che si può creare e mantenere un’azienda di grandissimo successo con standard qualitativi di fama internazionale puntando sulle caratteristiche dell’italianità: la qualità della manodopera, la capacità di mantenere uno stile unico e irripetibile. Qualcosa che tutti gli italiani possono ritrovare in se stessi e che lui è stato capace di cristallizzare, soprattutto fidelizzando la forza lavoro e facendo godere a tutti i livelli il successo dell’azienda. Eleganza, intelligenza e creatività sono innate nel nostro paese. Cucinelli ha saputo esaltare queste qualità e creare qualcosa di magico. A me ispira tantissimo vedere che anche in Italia, dove c’è un ecosistema estremamente complesso da diversi punti di vista, sia possibile realizzare progetti grandiosi”.

 

La stessa linea di pensiero la ritrovo quando gli chiedo, sul finire della nostra chiacchierata, cosa significa entrare in un’azienda che fa “boom” ed Enrico mi risponde: “Significa stare tranquillo e non farsi prendere dal delirio di onnipotenza. Una cosa buona della milanesità è la capacità di mantenere il profilo basso. I milanesi riescono a fare cose straordinarie senza esagerare con l’esposizione dei propri successi. Sembra una cosa da niente e invece è utilissimo per il business, per la reputazione, per la salute dell’azienda riuscire a celebrare tutti insieme i risultati ottenuti internamente, ma senza eccessi. È una cosa che Milano sa fare molto bene. Entrare in un’azienda che fa boom è figo ma è pericolosissimo. Rimanere umili e con i piedi per terra è la cosa migliore.

Bisogna essere in grado di gestire il successo”.

 

A questo punto sono davvero interessata a scoprire qual è il suo stile di vita lavorativo. Enrico ci confessa che le sue giornate tendono a essere molto frenetiche, ma anche molto ben organizzate: “ho imparato a gestire il tempo in maniera adeguata, soprattutto ora che molte attività si svolgono su fusi orari diversi”. Il suo segreto per migliorare le performance sta nel mantenere il giusto livello di stress e non farsi mai sopraffare da ansie, troppi impegni o pressioni. “La cosa più importante è saper posizionare nel giusto luogo i vari aspetti della vita. Il lavoro è sicuramente un driver molto importante, senza dimenticare che bisogna prendere le cose con un po’ di leggerezza e non farsi sconvolgere da problematiche, insuccessi, contrattempi”.  

 

La parola che lo descrive meglio è “poliedrico”: “ho sempre dimostrato una certa resilienza e versatilità nelle mie esperienze lavorative, sapendo adeguarmi e conformarmi agli imprevisti che si paravano davanti. La vita mi ha insegnato ad essere veloce nei cambi di direzione e resiliente quando la situazione lo richiede”.

 

E’ giunta l’ora di scoprire qualcosa di più su Enrico Quaroni al di fuori dell’ambiente lavorativo. Gli chiedo, quindi, qual è la sua città preferita e mi racconta che per ora è innamorato di San Diego, per il clima e la rilassatezza dello stile di vita “e poi ci sono questi luoghi che ti tolgono il respiro da quanto sono belli e piacevoli. Il clima di San Diego e l’oceano Pacifico fanno davvero quel luogo magico”.“Sono spesso fuori a pranzo e a cena per appuntamenti di lavoro e quindi devo stare molto attento alla dieta e mangiare – e bere – bene. Non bevo cocktail, preferisco il vino, sto attento alla qualità di quello che mangio”.

 

 

 

Passando all’industry di riferimento di RocketFuel, l’azienda in cui opera, chiedo ad Enrico di raccontarmi brevemente come è cambiato il settore dell’advertising con l’avvento delle nuove tecnologie: “Il data driven marketing è la rivoluzione copernicana del mondo della pubblicità, prima si parlava di acquistare media in modo prescrittivo e con pregiudizio. Partivi dall’idea che la tua audience fosse statica e che i tuoi publisher fossero quelli. Col data driven si è passati ad un people marketing, orientato alle persone. Si tratta di una prospettiva diversa, da cui però anche i publisher traggono beneficio utilizzando tecnologie innovative. Il principio è quello di far vedere all’utente solo ciò che è rilevante e di basarsi non più su dati sociodemografici ma sulla coerenza dei desideri effettivi, calcolabile tramite un algoritmo”.

 

Di fronte a questo cambiamento, diverse sono anche le modalità con cui le aziende operano – o dovrebbero operare – per costruire la brand awareness:

“Secondo me il paradigma è cambiare proprio il sistema solare della pubblicità, cambiare il modo di pensare e quindi spostare l’azienda dal centro dell’universo e mettere al centro il consumatore”

continua Enrico.“Più ti metti nell’ottica che il cliente è il centro del tuo pensiero, più semplice sarà per te interagire, coinvolgere, conquistare un nuovo cliente. Ci sono diverse realtà che lo stanno facendo bene. Le migliori, a mio parere, sono RedBull che ha creato una nuova cultura, quella degli sport estremi e quindi di utenti che possono consumare il prodotto in un determinato contesto, e Starbucks che ha proposto un modo diverso di far vivere il tempo libero e lavorativo. In Italia, un’azienda che interpreta questa visione è Panini Editore. Con una serie di eventi ha dato vita a un’operazione geniale in cui gli appassionati si sono trovati in tutta Italia solo per scambiarsi figurine. Panini è stata in grado di far sentire l’utente finale protagonista senza guadagnarci nulla”.
Mi è rimasta un’ultima domanda: qual è l’innovazione che cambierà il mondo nei prossimi 15 anni? “Le auto elettriche porteranno un grandissimo beneficio sia in termini di economia e ambiente che in termini di equilibri geopolitici. Permetteranno di creare meno tensioni in quelle parti di mondo in cui il petrolio è una risorsa primaria.

Credo che la più grande innovazione tecnologica sarà creare città e spazi sempre più predisposti ad accettare mezzi di locomozione elettrici”.

Interview by: Francesca Zuffi