Luca Brambilla Copia Originale Long

CLUBHOUSE PEOPLE
Luca Brambilla — docente di Soft Skills Neuroscientifiche ed esperto di formazione one to one nel campo della comunicazione strategica e delle negoziazioni.

Il Valore della comunicazione (non) verbale

Intervista a Luca Brambilla

La sua città preferita è Milano, un po’ per il cognome che porta – Brambilla, un po’ per i segreti preziosi che nasconde sotto la coltre di nebbia che vanno scoperti svegliando la propria curiosità. Il suo segreto più prezioso è l’amore per la fidanzata Francesca, un bene tangibile e intangibile “perchè si può concretizzare in un abbraccio fisico che arriva a far vibrare le corde del cuore”. Non rinuncia alle camicie azzurre e si rilassa guardando film, su cui spesso scrive recensioni per un giornale, ascoltando musica e praticando sport. Anche se confessa che ci sono moltissime cose che ama fare dopo il lavoro.

Luca Brambilla ha – solo – 26 anni, è docente di Soft Skills Neuroscientifiche alla Business School del Sole 24 Ore ed esperto di formazione one to one nel campo della comunicazione strategica e delle negoziazioni. Non stupisce che la parola con cui si descrive è “silenzio”:

“Per ricordarmi che un buon comunicatore si riconosce dalla sua capacità di ascolto dell’altro”.

E il mio primo incontro con Luca è stato proprio all’insegna dell’ascolto, nel parco di Copernico Centrale, a Milano. L’intervista, invece, si è tenuta in Clubhouse Brera in una mattina di gennaio, una piacevole chiacchierata in quella che Luca considera casa sua, più che il suo ufficio. Forse perchè l’ambiente caldo e accogliente del business club di Foro Bonaparte 22 riflette la sua personalità e risponde alle sue esigenze. Per Luca è importante che il luogo di lavoro sia “un ambiente dove si possa parlare con assoluta tranquillità e riservatezza”.

 

PRODUTTIVITÀ E WORK-LIFE BALANCE

 

Quali sono i tratti che caratterizzano la tua giornata lavorativa?
Ogni giorno leggo, studio e ascolto chi ha qualcosa da insegnarmi, dal top manager al cameriere che mi versa dell’acqua a tavola. A fine giornata su un diario scrivo gli spunti più utili che ho rilevato.

 

Come concili vita lavorativa e vita privata? Hai segreti per conciliare famiglia, lavoro, studio?
Occupandomi di negoziazioni mi sono concentrato sui punti “non negoziabili” nella mia vita. Al primo posto nel mio caso c’è il rapporto con la mia fidanzata e alcune persone che sono per me amiche e maestre. Poi tutto il resto; compreso il mio lavoro che spesso definisco il più bello del mondo, perché mi permette di ascoltare e ragionare riguardo la comunicazione strategica con persone straordinarie. L’invito che faccio sempre a chi lavora con me nei one to one è di avere una scala di valori chiara e lavorare per essere coerenti. Tutto questo per non trovarsi dopo vent’anni su una vetta a guardare la meta che realmente si voleva raggiungere.
L’altro aspetto che sottolineo è che bisogna lavorare sull’intensità del rapporto con qualcuno, oltre che sulla quantità delle ore passate assieme. Quando, dopo un corso alla Business School del Sole 24 Ore a Roma per esempio, chiamo la mia fidanzata Francesca che sta a Milano, le faccio capire che anche se non la vedrò quel giorno per me lei è l’elemento più prezioso del giorno.

 

Consigli per migliorare produttività e performance?
Uno solo: educarsi a studiare ogni giorno. Dal punto di vista neuro-scientifico direi che l’invito è quello di lavorare per generare “buone abitudini”, in modo tale che il cervello non percepisca lo sforzo della dieta, per fare un esempio semplice, ma si abitui con serenità a mangiare sano gustandosi i pasti. Questo tipo di approccio richiede spesso intere giornate di lavoro one to one, ma poi lascia liberi i top manager con cui lavoro di proseguire con rinnovato vigore verso i loro obiettivi.

 

CONDIVIDERE O NO?

 

Ti piace confrontarti con mondi e settori diversi?
Da neuroscienziato direi che mi piace esplorare nuovi mondi per aumentare le mie conoscenze. Poi sono anche consapevole che bisogna custodire con sapienza dei luoghi di comfort zone in cui recuperare le energie. Un equilibrio di queste due dinamiche, come la sistole e la diastole del cuore, mi sembra necessario per vivere senza strani assolutismi. Se da una parte, dunque, come suggerisce anche il funzionamento del cervello, non si può dedicare troppo tempo a lavorare intensamente perché altrimenti si cade in deplezione glucosica, dall’altra chi rimane sempre all’interno del suo piccolo mondo si perde tanti aspetti meravigliosi della vita. E questo è un vero peccato.

 

Da chi ti piace essere circondato?
Persone buone. Chi collabora con me lavorativamente parlando, o chi frequento nell’aspetto privato della mia vita è profondamente buono e in pace. Questo accade perché io seguo la regola per cui bisogna cercare di essere buoni professionisti, e ottimi uomini. In privato da alcuni infatti vengo chiamato “Uomo felice”.

 

COMUNICAZIONE NON VERBALE E COMUNICAZIONE DIGITALE

 

Qual è il ruolo oggi, in un mondo dove la comunicazione è sempre più digitale, della comunicazione non verbale? E quale il valore?
Domanda impegnativa. Provo a delimitare e inquadrare il campo della domanda per dare un contributo puntuale. Innanzitutto la comunicazione non verbale è patrimonio dell’inconscio del cervello e quindi andare a notare incongruenze tra verbale e non verbale è utile per capire la discrasia che c’è tra ciò che uno dice e ciò che invece prova. Se dovessimo dirlo con termini più corretti, direi che si nota la reazione limbica e delle amigdale (che ricordo essere due e non una come spesso sento dire) e la risposta creata dalla neocorteccia.
Dopo aver decifrato il sentimento si passa poi a lavorare sull’aspetto razionale del pensiero e poi si passa alla comunicazione strategica. Per questo quando preparo le persone alle negoziazioni, che possono essere milionarie o più semplicemente tra membri della prima linea di una società intenzionati ad apportare una migliore comunicazione interna, curo tutto il ciclo che va dal non verbale all’aspetto verbale modellato dalle neuroscienze per dare alla comunicazione un impatto molto più efficace rispetto a soluzioni semplicemente pensate con “buon senso”.
Alla seconda domanda rispondo riportando ciò che mi disse un top manager di Microsoft che mi chiese di frequentare un corso privato con me. Io gli chiesi che utilità poteva avere lavorare sulla comunicazione empatica e su quella strategica e lui mi rispose che pur occupandosi di digital trasformation e trattando con le venti multinazionali più grandi al mondo, poiché a decidere le rivoluzioni sono le persone, gli servivano le parole giuste per convincere le medesime a fare un passo verso il futuro.
Questa risposta vuole indirizzare lo sguardo anche alla considerazione che noi uomini abbiamo la responsabilità di veicolare i cambiamenti verso il bene comune, senza nasconderci dietro la scusa di essere succubi delle novità.

 

Quali sono le soft skills da allenare per crescere, come persona e come manager?
Potendo scegliere: tutte. Volendo invece fare una sorta di classifica direi che in primis c’è la capacità di entrare in empatia e questa si genera (quasi) sempre dominando i contenuti della comunicazione non verbale, altrimenti è altissimo il rischio di pensare che si sta decifrando lo stato d’animo dell’altro quando invece si è dentro a un pregiudizio neurale. In seconda battuta direi che essenziale un lavoro serio sulla capacità di ascolto e infine un potenziamento della comunicazione verbale, assicurandosi che si arricchisca della cultura del feedback e sia efficace quanto utile, quindi contenente del valore oggettivo.

 

Quanto conta l’esperienza fisica oggi?
Il pensiero è un “moto da corpo” e va tenuto costantemente vivo, sano, pronto alle sfide sia del pensiero che più reali. Non a caso Giovenale ci ricorda: “Mens sana in corpore sano”. Racconto due piccoli esempi come spunto di riflessione: (quasi) ogni mattina mi ritaglio un momento per fare sport, per risvegliare cervello e corpo. Allo stesso modo, come metodo didattico dei corsi che tengo, alterno spazi di teoria a tanta pratica, esercizi e prove per coordinare al meglio gli aspetti non verbali, e quindi del corpo, con quelli più fluttuanti del verbale. L’efficacia della comunicazione è data dal grado di congruenza tra verbale, para-verbale e non verbale e saper controllare il fisico è fondamentale.

Interview by: Francesca Zuffi