Marc Sondermann

CLUBHOUSE PEOPLE
Marc Sondermann — Direttore e Amministratore Delegato, Fashion Magazine

Innovare la tradizione con una dose di effervescenza.

Una sguardo al futuro con tanta attenzione alla quotidianità e all'attualità, intervista a Marc Sondermann

La giovane età e la formazione economico-finanziaria di Marc Sondermann, giovanissimo Direttore e Amministratore Delegato di Fashion Magazine, non gli ha impedito di diventare un punto di riferimento per il mondo della moda, accreditandosi come una delle voci più innovative del settore, grazie alle sue competenze soprattutto nell’ambito dell’e-commerce e del digital marketing. Di questo, ma non solo, abbiamo parlato durante il nostro incontro in Clubhouse Brera a conclusione dell’Ideas Lunch “Verso il Machine-Made Fashion. Come la tecnologia sta impattando sul nostro stile”.

 

Dove sta andando il mondo della moda e come la tecnologia sta cambiando il “fatto a mano”?

Il rispetto del DNA sartoriale si sta sempre più fondendo con l’interculturalità, a sua volta insita nelle radici mediterranee. Nella moda, come nel design, ora bisogna essere in grado di realizzare prodotti che possano essere amati e apprezzati da parte di tante culture diverse. L’heritage artigianale resta un punto fermo, ma sarà la capacità di saper intercettare i bisogni polimorfi che emergono dalla società e dal caleidoscopico mix di tendenze culturali a proiettare il made in Italy in una nuova fase”.  

 

Ci troviamo quindi in uno scenario in cui “la tecnologia completa il fatto a mano, ma non lo sostituisce. I meccanismi della comunicazione digitale rendono trasparente il mondo della manifattura e dei brand: non si può più mentire e si deve sempre dimostrare l’autenticità del prodotto, vivendo e raccontando la sua storia. Per il made in Italy è sempre più importante rimarcare la propria autenticità, spiegare le tradizioni, le radici e le basi su cui poggia. Questa nuova trasparenza è ciò che permette di valorizzare l’antico sapere di cui siamo custodi” .

 

Ora che conosciamo la sua visione sulle evoluzioni in corso nel fashion system, scopriamo chi è Marc Sondermann, nel lavoro e nel privato.

 

Se dovessi descriverti in una parola, quale sceglieresti?

Effervescente, le volte che mi riesce. Nel mio lavoro devo tentare quanto possibile di essere demiurgo e di far uscire la brillantezza insita nelle persone, spingerle all’eccellenza. Stimolare gli altri a crescere, in un percorso di arricchimento e di condivisione reciproco, creando una sorta di “movimento” di persone: è questo ciò che per me è davvero importante.

 

Quali sono i tratti che caratterizzano la tua giornata lavorativa?

È estremamente varia, ma parte sempre dalla lettura dei giornali e dei siti di informazione: spesso mi imbatto in una notizia, uno spunto e li condivido in redazione, in modo da approfondirli e riproporli con qualcosa in più, che sia solo nostro. Con un po’ di fortuna a volte sono proprio queste le notizie più lette.

 

Marc Sondermann

 

Come concili vita privata e lavorativa?

Porto tutte le mattine i figli a scuola e, anche se faccio spesso tardi, mi impongo di arrivare in tempo per metterli a letto. Per il resto, cerco di tenere il weekend abbastanza scevro da impegni per dedicarmi alla famiglia. Certo, a volte si rischia l’overdose da lavoro. Succede quando ti immedesimi tanto in quello che stai facendo, l’impegno diventa totalizzante, perché l’essenza del tuo lavoro è anche una tua passione. Il segreto per me è non rinunciare a una routine che crea distacco. Sembrerò all’antica ma la mia routine consiste proprio nell’alveare famigliare, l’essere al servizio dei tuoi piccoli, dei tuoi genitori, della tua partner. Uscire dall’egomania e dal narcisismo imperante aiuta a ritrovare il centro di gravità, ripaga moltissimo e permette di andare avanti.

 

Consigli per migliorare produttività e performance?

Riflettere a fondo prima di agire. A volte aspettare e ponderare fa risparmiare molto tempo (ed energie!).

Qual è la città del mondo che apprezzi e riflette maggiormente la tua personalità?

Al momento direi Londra, perché è ricca di culture differenti, ma ha anche alle spalle un forte heritage storico e culturale, in grado di integrare tutte queste diversità. Un aspetto che trovo molto interessante, perché dà un respiro globale. La stessa atmosfera forse sta nascendo a Singapore e a Dubai. Londra è rinata negli ultimi anni: se dovessi usare quattro aggettivi, la definirei fresca, giovanile, internazionale e cosmopolita.

 

C’è un personaggio che ti ha particolarmente ispirato?

Il fondatore di Payback, Alexander Retweeger: un grande imprenditore, che mi ha insegnato nei primi anni lavorativi la scienza di lanciare le aziende e dare loro linfa vitale. Ho avuto diversi maestri, ma lui è stato il più importante.

 

A cosa non rinunceresti?

Alla lettura, sia dei giornali il mattino, che dei romanzi la sera. È un importantissimo momento di rigenerazione e catarsi, di innamoramento nei confronti di aspetti del mondo che ancora non conosco.

Hai un oggetto particolare, con una speciale valenza, che magari porti sempre con te?

Non sono particolarmente attaccato agli oggetti. Cerco di vivere all’insegna del motto “Be young, travel light”. Sono più utilitarista: ho sempre con me telefono e portafoglio.

 

Cosa non può mancare nel tuo look?

Una giacca sartoriale.

 

Cosa fai per rilassarti, magari dopo un’intensa giornata?

Giocare con i miei figli e, idealmente visto il poco tempo a disposizione, praticare un’attività fisica come camminare, giocare a calcio, nuotare.

 

Quale tipo di ambiente riflette la tua personalità in termini di design e stile?

Un’ispirazione di fondo minimal, ma calda. Non resa tale da colori o opere d’arte, ma da dettagli vissuti: libri – ma non troppi – o singoli oggetti che coinvolgano un senso. Ecco, prediligo uno spirito che mi dia un’impressione di vissuto, di calore, come quello che avete creato all’interno di Clubhouse Brera.

 

 

 

Quale valore dai al cibo nella tua quotidianità e per il tuo personale stile di vita?

Il food per me ha un valore molto alto da due punti di vista: mi piace esplorare tutti gli aspetti del cooked in Italy e riservare un’attenzione forte verso ciò che è organico, naturale. Tento di mantenere un equilibrio, anche e soprattutto grazie a mia moglie che mi tiene sotto controllo (ride) e anche al fatto che in Italia mangiare sano e bene non è così difficile.

 

Clubhouse Brera Food

Ti piace confrontarti con mondi e settori diversi?

Sì, e del mondo della moda apprezzo proprio il fatto che è ricco di figure anche decisamente eterogenee fra loro: ci sono il creativo, il contabile, il commerciale, il trader, l’italiano e lo straniero. Trovo molto stimolante un ambiente sfaccettato dal punto di vista delle professionalità e delle culture.

 

Da chi ti piace essere circondato?

Da persone che interagiscono con immediatezza, che lanciano spunti da cui poi si riescono a realizzare strategie. Questo per me è il top e vale anche nel privato. Amo condividere con i miei amici il senso dell’umorismo, lo spirito dell’avventura, la capacità di cogliere certe cose al volo. Non è sempre facile, ma ci si arriva.

 

C’è un’innovazione che pensi cambierà il mondo nei prossimi 15 anni?

Probabilmente la micro-robotica. Gli oggetti inanimati iniziano ad avere una loro intelligenza e già ora svolgono piccole mansioni. La loro evoluzione sarà enormemente impattante. In qualunque settore, a partire dalla medicina.

Interview by: Francesca Zuffi