Marcello Albergoni

CLUBHOUSE PEOPLE
Marcello Albergoni — Country Manager, LinkedIn Italia

Tra digital e realtà: il valore della relazione e del (social) network

L'attitudine all'innovazione: intervista a Marcello Albergoni

Marcello Albergoni, 49 anni, Country Manager di LinkedIn Italia.

 

Sguardo vispo ed entusiasta, modi puliti e spontanei, nessuna forzatura, nessuna formalità. Tantomeno la cravatta. Perfettamente a suo agio in una mise elegante ma semplice, si guarda intorno con aria calda, saluta cordialmente chi ancora non conosce, si lascia andare ad abbracci e chiacchiere con amici che ritrova per l’occasione nel Club.

 

Ci accomodiamo su dei divanetti appena sotto il palco su cui poco prima è intervenuto in occasione di uno degli Ideas Lunch di luglio, in cui ha presentato alla platea il futuro del mondo del lavoro in relazione a quello dei social network. Chi meglio di lui per trattare un tema del genere. Alle sue spalle la libreria copernicana, le cui luci si stagliano a delineare il suo profilo, quasi ad anticipare quello che cercherò di tracciare io.

 

 

Comincio chiedendogli della sua giornata lavorativa, come si articola, di cosa si compone. Senza pensarci troppo mi rispondepersone”: il suo tempo si divide principalmente fra incontri e riunioni, ci tiene a sottolineare quanto per lui sia importante il contatto umano, perchè è vero, il mondo dei social network sta rivoluzionando la realtà e il modo di intendere le relazioni, ma non bisogna mai dimenticare che prima di tutto ci sono le persone, dietro ogni schermo, dietro ogni profilo, dietro ogni competenza. D’altronde non ci si poteva aspettare risposta diversa dal numero uno del social network professionale per eccellenza, il cui obiettivo principale è proprio quello di dare valore all’aspetto personale dei professionisti, offrendo loro uno spazio in cui presentare la propria persona come singola identità che esiste all’interno dell’azienda. Si ferma un attimo a riflettere, mi guarda e prosegue:

“In definitiva potrei dire che la mia giornata è una sfida continua alla ricerca di un po’ di tempo per riflettere, per fermarmi e pensare. Sembra strano, me ne rendo conto, eppure è la cosa più difficile che mi capita di fare, quotidianamente”

 

È forse anche per questo che l’ambiente di lavoro assume per lui un ruolo di centrale importanza. L’ufficio non può ridursi a essere banalmente solo un luogo in cui recarsi ogni giorno, fare il proprio dovere e andarsene. Deve essere di più: deve stimolare la creatività, l’incontro, la condivisione. Deve essere uno spazio capace di plasmarsi sui professionisti che lo vivono, sulle loro esigenze, le quali possono cambiare di giorno in giorno, di ora in ora alle volte. Per me il luogo di lavoro ideale è quello che permette di ritagliarsi dei momenti per se stessi, di solitudine, per ristabilire un contatto con sé. È importantissimo, specie in un mondo come quello di oggi, sempre più interconnesso, in cui si è continuamente reperibili e potenzialmente alla portata di chiunque”.

 

Pare plasmata sulle sue parole la sede degli uffici di LinkedIn Italia, al diciannovesimo piano del palazzo di fronte al nuovissimo grattacielo Unicredit e al Bosco Verticale, in piazza Gae Aulenti. Un luogo il cui obiettivo è non trasmettere un senso di costrizione, fisica e mentale. Spazio allora a divanetti e poltrone, ma anche un’amaca e un giardinetto interno, e poi il calcio balilla, il ping pong e le chitarre, la cucina e anche una sorta di cantina dove stappare bottiglie di vino e sorseggiare un buon calice. E ancora le biciclette, per staccare corpo e mente godendosi il centro di Milano una pedalata dopo l’altra, lo spogliatoio e la doccia.

 

“La nostra sede è bellissima, tutto è pensato per offrire a chi lavora quello di cui ha bisogno, che sia l’angolo per lo svago o per il momento di condivisione, così come lo spazio per riflettere e ritagliarsi un attimo di solitudine. Questo è un valore aggiunto inestimabile, perchè lavorare in un ambiente piacevole e stimolante significa avere professionisti felici, che lavorano bene, in un clima positivo: questo fa aumentare il livello delle performance professionali.

 

Ma a parte l’ambiente, cosa può aiutare davvero oggi a migliorare le proprie prestazioni lavorative?

 

“Credere in ciò che si fa, sempre, e accompagnarsi a persone verso cui si nutre una stima sincera, con le quali si condivide una visione, un modo di guardare al futuro comune, con cui affrontare sfide, ostacoli, problemi, per godere poi appieno delle soddisfazioni e dei traguardi raggiunti”

 

Prosegue: “Bisogna scegliere un’azienda di cui si sposano obiettivi e intenti, che rispecchi i propri valori: bisogna crederci. Penso poi che sia fondamentale avere un capo che non sia solo un leader, ma che prima di tutto si ponga come punto di riferimento, una figura positiva che sia inspiring, stimolante, che sproni sempre a dare il meglio: solo così le persone avranno l’opportunità di crescere davvero”.

 

“L’obiettivo principale di un buon capo deve sempre essere quello di migliorare e perfezionare i membri del suo team, al punto da farli arrivare al suo livello, così che un giorno siano pronti a prendere il suo posto. È l’arte del labor limae, ma anche dell’investimento nel potenziale umano”

 

Ferratissimo in tema di nuove tendenze e mondo del lavoro, fa inevitabilmente fatica a trovare un giusto equilibrio fra la dimensione personale e quella professionale. “Lo devo ammettere: sotto questo punto di vista non sono molto bravo, ma mi impegno molto! Nel weekend cerco di impormi di non guardare né l’email né il telefono, e quando esco da lavoro non ci sono più per nessuno: è importantissimo per me trovare dei momenti in cui vado offline, per così dire, dei momenti di switch da ritagliarmi anche nell’arco della giornata se necessario, per rigenerare la mente, regalarmi una nuova freschezza di pensiero, togliermi ogni peso. A fine giornata invece non posso rinunciare a passare del tempo con mia figlia, con la mia compagna, i miei amici: amo la socialità, mi piace stare in mezzo alle persone che mi vogliono bene, sono la mia valvola di sfogo. Anche se per sfogarmi davvero niente per me è meglio di una bella corsa rigenerante”.

 

Relationships matter”

 

Fil rouge di tutto il nostro incontro è il networking, per fare business o anche solo per crearsi una nuova opportunità professionale.

 

“Il networking è importantissimo, purchè sia inteso nella maniera corretta, ossia la relazione buona, non la raccomandazione. È fondamentale per trovare lavoro, per promuovere tanto le persone intorno a noi quanto la nostra identità, è ciò che permette alle idee di fluire”

 

Cita Reid Hoffmann, niente di meno che il fondatore di LinkedIn, spiegandomi la sua visione, basata sul principio secondo cui grazie al social e al network – due elementi che negli ultimi anni hanno saputo comunicare tra loro in maniera talmente innovativa da essere quasi disruptive – la torta è più grande per tutti. Gli chiedo di approfondire meglio il discorso: “Una volta c’era il problema di trattenere e addirittura nascondere le informazioni. Invece oggi condividendole ci si è resi conto che possono nascere cose migliori per tutti. La relazione è fondamentale e l’universo dei social è importante perchè permette principalmente alle persone di rimanere connesse nel tempo e di velocizzare la fruizione di informazioni: sono queste le dimensioni che mi entusiasmano maggiormente, mi sconvolge ancora pensare alla moltitudine di canali e fonti cui accedere per avere informazioni, quando solo fino a qualche anno fa per avere le ultime notizie bisognava aspettare la messa in onda dei telegiornali”.

 

 

Esistono tuttavia dei rischi legati all’utilizzo sempre più libero, facile e incontrollabile dei social newtwork e Marcello ne ha piena consapevolezza: “Quello che è emerso chiaramente dalla diffusione sempre più capillare dell’utilizzo di questi nuovi strumenti di comunicazione e informazione è che serve un vero e proprio meccanismo di educazione, soprattutto per insegnare ai giovani come usarli in maniera costruttiva. Tuttavia io credo che la svolta social che caratterizza la nostra epoca sia senz’altro un processo positivo per tutti noi”.

 

Ciò che appare in modo inequivocabile dalle sue parole è che gli scenari che si aprono per il mondo del lavoro vanno tutti prevalentemente verso un’unica direzione: quella digitale.

 

“Il futuro è digital. Quello che tutte le aziende, le imprese, le società dovranno fare per mantenersi sempre competitive sarà produrre proposte, oggetti e servizi digitali”

 

Si delinano così con chiarezza le professioni del futuro, un futuro digitale e digitalizzante, accanto alle quali continueranno comunque a esistere i lavori più tradizionali, con la consapevolezza che alcuni di questi non esisteranno più, destinati ad essere soppiantati in toto dalle macchine. “Ho letto recentemente una ricerca che afferma che entro i prossimi 10 anni, delle 500 Fortune Companies ad oggi presenti sul mercato statunitense, il 75% verrà rimpiazzato da startup: è un dato interessante, perchè significa che in 10 anni il mondo delle mega imprese sarà scalzato via dall’internet of things, in quel grandioso processo di digitalizzazione che arriverà a coinvolgere il mondo intero. Proprio per questo credo che l’Italia debba accelerare sensibilmente nella direzione della conversione digital, per restare al passo con il mondo, valorizzando ciò che abbiamo in termini di eccellenza territoriale, ma sempre con la chiara consapevolezza che quella in cui viviamo è una realtà ormai globale, un luogo in cui non esistono più confini”.

 

Clubhouse oltre lo specchio

 

Clubhouse e LinkedIn

 

Gli propongo un gioco: pensare alla Clubhouse come una sorta di social network in qualche modo simile a LinkedIn, dove le persone si possono incontrare, imparare qualcosa, creare opportunità e interagire con professionisti provenienti da altri settori. L’idea gli piace, “perchè fondamentalmente le persone oltre alle connessioni digitali hanno bisogno di vedersi”, mi dice. “La connessione digitale – come la messaggistica – perde due pezzi fondamentali della comunicazione, il tono e il vis-à-vis, l’empatia a pelle che nasce solo dallo stare insieme. Siamo esseri sociali e abbiamo tutti bisogno di altre persone, per ciò io promuovo tanto iniziative come questa, e lo faccio ogni giorno, anche in azienda. Spingo molto perchè si facciano delle cose insieme, insisto per l’incontro piuttosto che per lo scambio via etere: se devi parlare con qualcuno non mandargli una mail, alzati e vai a trovarlo, andate a bere un caffè o a fare una passeggiata. Costruire un ambiente dove le idee possono fiorire in uno spazio dove c’è stile, eleganza, qualità, dove sei sicuro di trovare dall’altra parte una persona che sia in grado di darti una mano a costruire la tua idea o alla quale puoi proporre la tua idea, è senz’altro un’occasione molto bella oltre che preziosa”.

 

“È il social reso live: accetti le connessioni di chi vuoi, c’è un accesso regolamentato da qualcuno e sai di dover stare a determinate regole. Ma soprattutto qui puoi esprimere i tuoi valori, puoi fare del business e, perchè no, magari costruire il progetto che cambierà il mondo nel futuro”

 

Quel che certamente può cambiare il mondo per lui è l’attitudine: a livello professionale, a fare la differenza per il singolo, sarà l’approccio nei confronti del lavoro, che dovrà avvicinarsi sempre di più al modo in cui gli atleti si relazionano alla loro disciplina sportiva, con impegno e determinazione, tanta forza di volontà, un’elevata capacità di concentrazione e di gestione dello stress. Uscendo dalla sfera professionale, invece, la speranza ma anche l’augurio per il prossimo futuro del nostro pianeta sta nell’innovazione, soprattutto nel campo della ricerca e dell’utilizzo delle energie rinnovabili.

 

L’intervista è finita, ma non resisto da fargli un’ultima domanda. Gli chiedo di descriversi in una parola. “Positivo”. Touché.

 

Marcello Albergoni, Country Manager di LinkedIn Italia

Interview by: Arianna Morandi