Paolo Casati

CLUBHOUSE PEOPLE
Paolo Casati — Creative Director, Studiolabo

Personalità e ingegno: l'arte di fare bene nella Milano del Design

Creatività, equilibrio e voglia di fare: intervista a Paolo Casati

Si definisce concreto, ma è anche molto creativo e sensibile. Non accende il telefono fino a che non ha portato la sua Madù all’asilo: è quello il momento che segna l’inizio della sua giornata lavorativa, che poi continua fluidamente tra incontri, telefonate, progetti da sviluppare e idee da coltivare.

 

Adora Milano, adora Brera e il suo ufficio. Non può però rinunciare al mare, con cui ha un rapporto che definisce viscerale, “potrei guardarlo per ore e sapere che c’è mi rasserena. E poi ha quel profumo che mi tranquillizza. Tutto questo è rappresentato per me da un luogo particolare, la Sardegna”.

 

Se deve muoversi, non ama prendere i mezzi. Preferisce spostarsi con la Vespa o con la bici, oppure a piedi. La mia città preferità è Milano, l’ho sempre amata e mai criticata. Non ci sono nato, ma è sempre stato un punto di riferimento. È la città dove ho studiato e dove ho deciso di fermarmi. Ho concentrato tutto sempre qua perchè Milano ti dà tanto se riesci a viverla e a creare delle relazioni e una solida reputazione. È la città in cui amo vivere. Se guardo all’Europa, mi piacciono Barcellona e Berlino. Oltre a Milano, la mia città preferita però è New York: per me è stato amore a prima vista e non vedo l’ora di tornarci perchè lì mi sono sentito a casa”.

 

Paolo Casati, uno, ma anche trino: co-founder con Cristian Confalonieri di Studiolabo, Fuorisalone.it  (la piattaforma che mappa e coordina tutte le attività che accadono in città in occasione del Salone del Mobile) e di Brera Design District, il più importante distretto di promozione del design in Italia, punto di riferimento internazionale, centro dello sviluppo creativo, commerciale e culturale di Milano.

Chi meglio di lui può parlarci del rapporto tra Milano e il Design? “Citando il buon Bonomi posso dire che

Milano è una città spugna che è stata capace di assorbire, di raccogliere, di rilasciare e di rappresentare quello che è il mondo del design prodotto in una provincia diffusa, che ha sempre usato la città come luogo in cui rappresentarsi.

Milano è la capitale del design – noi ci abbiamo anche fatto un film – raccontando come è stata anche fortunata in questo ruolo. Consideriamo che solo negli ultimi anni l’amministrazione pubblica ha riconosciuto alla città questo potenziale. Si parla spesso di una Milano con un’anima più “da bere”, mentre quella del design è concentrata più sul fare, sull’essere un’eccellenza. La Milano del design è una città dove c’è un’alchimia che non si può copiare e che è unica.

Non posso pensare a Milano senza il design e al design senza Milano.

Oltre agli showroom di design, abbiamo La Triennale, scuole eccellenti così come l’industria creativa. É una Milano che si autocomunica. Il design oggi è una dimensione del progetto, in cui entrano più figure e non puoi non essere a Milano se vuoi fare questo lavoro”.

 

Multitasker per passione, Paolo fatica a trovare un giusto bilanciamento tra vita privata e vita lavorativa. Un po’ perchè il lavoro del creativo non ha orari di ufficio, un po’ perchè l’accesso continuo a contenuti e informazioni rende difficoltoso staccare: “per il lavoro che faccio non è facile, va a periodi. Con il Fuorisalone poi mi considero uno stagionale e cerco di vivere la seconda parte dell’anno in un modo più rilassato”.

 

Sempre in tema di relax, “non c’è luogo meglio di casa per me per stare bene. Guardare mia figlia è la cosa che mi basta. La casa è il luogo in assoluto più importante. Io voglio entrare in casa mia, il luogo della sicurezza e della tranquillità”.

 

 

La chiave del successo lavorativo per Paolo è dare il meglio di sè in ciò che si sta facendo: “è un po’ la mia regola, sin da quando ero uno studente.

Credo nel buonsenso e nel fare bene le cose. È un atteggiamento che nasce dal mondo produttivo artigianale. Inoltre, cerco sempre di essere me stesso e di perseguire un obiettivo con il mio stile, la mia linea e di essere un punto di riferimento per il mio team.

Per me è importante mantenere ben chiara la mia personalità cercando al contempo di essere molto flessibile e multiforme: ci occupiamo di creatività a 360 gradi – dalla consulenza alla strategia alla progettazione di infrastrutture di dati –  per cui tutte queste variabili ti portano a relazionarti ogni giorno con persone, clienti, progetti, contesti completamente diversi tra loro”.

 

Ad averlo ispirato o meglio, accompagnato, nel suo percorso professionale è Pierluigi Ghianda: “una persona che mi ha segnato. Mi emoziono anche a dirlo. Per il suo modo di essere, galantuomo, amante della vita, attento e legato al luogo in cui è nato. Un altro aspetto per me molto interessante sono le radici e la tradizione. Forse anche io mi sono creato un personaggio su questo, ma anche per divertimento, per prendermi un po’ in giro. Credo che essere ironici sia una chiave fondamentale perchè altrimenti si rischia di diventare ridicoli e un po’ noiosi. Pierluigi è una figura che mi ha guidato, inconsapevolmente, e che ho ritrovato nel film documentario che abbiamo realizzato su di lui”.

 

Paolo Casati

 

Manteniamo il clima di intimità che si è creato all’interno del Brera Design Apartament, dove ci troviamo per l’ìntervista, per parlare di un oggetto dal valore particolare: “un piccolo oggetto in legno che mi ha fatto mio padre. All’interno ha dei caratteri mobili molto piccoli che mi sono stati regalati da un vecchio tipografo e per i quali mi sono fatto costruire questa sorta di finto timbrino. Per me è un po’ uno scaccia-pensieri. É sempre sulla mia scrivania, magari per mesi lo dimentico, a volte lo prendo in mano perchè ha anche una tattilità molto bella”. Nel quotidiano, invece, confessa di non poter fare a meno del telefono: “è una protesi indispensabile, è il device da cui difficilmente oggi mi potrei staccare. È una porta di accesso a tutte le informazioni. Come non potrebbe rinunciare al maglione a girocollo e alla polo blu.

 

Gli chiedo a questo punto qual è l’ambiente che riflette maggiormente la sua personalità: “di sicuro in questo momento il Brera Design Apartment rappresenta ciò che amo: una certa milanesità con il parquet antico, gli stucchi semplici, la tinta grigia alle pareti. Non un luogo complicato, ma un luogo che ha una storia, che è sedimentato che fa vedere i segni del tempo e mostra le sue tracce. Se devo parlare di materiali, i miei preferiti sono marmo, ottone, legno teck e ferro crudo”.

Sempre in tema di ambiente, quello lavorativo per Paolo è quasi più importante del lavoro in sè. “Se calcoli il tempo che passi al lavoro e i conflitti che possono nascere capisci che quanto più per te quel posto è intimo, ti appartiene, ti riconosci, ti protegge, quanto più i conflitti si possono ridurre. Ho attraversato diverse tipologie di spazi di lavoro, dal grande ufficio in centro in open-space, al semi-interrato, fino al loft casa-ufficio da startupper… oggi credo che il luogo in cui siamo è lo spazio migliore in cui essere: uno spazio di lavoro che è l’appartamento, un luogo che nasce per accogliere la vita quotidiana di una famiglia che, re-interpretato, crea delle condizioni che secondo me sono ideali”.

C’è proprio un cambio di prospettive oggi, sia in termini lavorativi che in termini commerciali. Cambia il luogo di incontro, cambiano gli spazi, si avverte un ritorno alla necessità di creare atmosfere intime, senza barriere. Uno spazio modulabile, che cambia a seconda delle esigenze.

 

“Qual è l’innovazione che cambierà il mondo tra 15 anni?” è la mia ultima domanda, prima di lasciare l’appartamento che, dall’ultimo piano di via Palermo 1, si affaccia sulla romantica Brera. “Sto soffrendo molto l’inquinamento, ma non credo che l’innovazione più spinta sarà nella sostenibilità. Forse più nella ricerca medica. In realtà per me l’innovazione è trovare soluzioni a problemi che ci siamo creati noi e quindi sta nella capacità di ridurre la loro nascita e incidenza. L’innovazione oggi sta nel modo in cui ogni persona riesce a semplificare e ridurre il suo impatto sul mondo”.

L’innovazione sta nelle persone e non nelle cose.

Interview by: Francesca Zuffi