Il futuro nella GDO, tra innovazione e sostenibilità

CLUBHOUSE CULTURE
Il futuro nella GDO, tra innovazione e sostenibilità

Il nuovo ruolo del punto vendita

16 settembre 2016

Photos by: www.gabrielezanon.com



Non mi preoccupo mai del futuro, arriva sempre abbastanza presto”. Così diceva Albert Einstein e così avrebbe potuto iniziare il suo speech Giorgio Santambrogio, CEO di Gruppo VèGè e presidente ADM associazione distribuzione moderna, ospite in Clubhouse per l’Ideas Lunch di settembre, dedicato al futuro della Grande Distribuzione Organizzata, tra innovazione e sostenibilità.

La provocazione è forte e immediata e Santambrogio la pone attraverso una domanda, la più estrema e paradossale rispetto al tema trattato: può davvero la GDO avere un futuro? In un presente dominato dallo shopping online, dove Amazon la fa da padrone, in una realtà contemporanea in cui nessuno ha più tempo per niente, tantomeno per recarsi al supermercato e fare la spesa, come può la grande distribuzione sopravvivere senza farsi schiacciare dai nuovi signori dell’offerta?

IL FUTURO? RIPARTIRE DALLE ORIGINI

 

Santambrogio parte dalle origini, soprattutto quelle del suo gruppo. VèGé è la a prima organizzazione della distribuzione nata in Italia, nel 1959, che ha dato di fatto inizio al mercato italiano del retail, ma che soprattutto è riuscita a portare nel libero servizio il valore aggiunto della vendita assistita: il rapporto diretto con il cliente. Cliente. Già, non consumatore, ma proprio cliente. Santambrogio insiste particolarmente su questo passaggio, definendo “semanticamente brutto” il termine consumatore, perchè l’uomo consuma risorse, territori, prodotti e a lui non piace pensare così alla grande distribuzione, che è fatta piuttosto di persone, quindi di clienti, ai quali va venduto un servizio, certo, ma soprattutto va venduta soddisfazione.

Persone al centro, dunque, di un percorso, di un racconto, di un’esperienza che deve essere sempre più orientata al coinvolgimento del cliente per far sì che non si accontenti di acquistare prodotti online per una mera logica di comodità e prezzo, ma che sia invogliato ad uscire di casa e ritrovare il piacere di “fare la spesa”.

 

LA RI-SCOPERTA DEL PUNTO VENDITA

 

Cambiano i clienti, cambiano i modelli di consumo, cambiano le tecnologie e cambia anche il punto vendita che per Santambrogio: “deve essere adeguato, bello, ecosostenibile. Un retailer etico a tutti i costi”.

E anche tecnologico. Nell’era in cui l’e-commerce è il peggior nemico della distribuzione organizzata, anche il punto vendita deve rispondere con soluzioni innovative che facilitino l’esperienza che si sta vivendo. Ad esempio, il Gruppo VèGé si affida ai Beacon (dispositivi bluetooth che consentono di trasmettere e di ricevere messaggi entro brevi distanze) e a una applicazione per smartphone che accompagnano il cliente all’interno del punto vendita guidandolo con informazioni sulla spesa, segnalando sconti e promozioni su misura, in base ai gusti e alle abitudini di consumo.

Grande attenzione va riservata anche all’informazione: “gli italiani vogliono avere sempre più dettagli su ciò che mangiano e sui prodotti che acquistano, soprattutto se dedicati alla cura e al benessere della persona”. Anche in questo caso vengono in aiuto le tecnologie, come i QR code che aiutano a scoprire l’origine e la tracciabilità di prodotti e ingredienti, caratteristiche nutrizionali e organolettiche del prodotto, nuove ricette o modalità di utilizzo.

Innovazione però è anche ritorno alle tradizioni e riscoprire l’importanza del contatto personale con il cliente, mettendolo al centro di un’esperienza unica.

Senza dimenticare l’attenzione alla sostenibilità: “Un valore intrinseco ad ogni azione del punto vendita. La vera sostenibilità è assecondare le istanze degli stakeholder, l’etica dei rapporti fra gusto e distribuzione e l’eticità del comportamento verso il cliente. L’impegno del futuro è creare un rapporto sostenibile anche a livello di singola filiera”.

Per un futuro sempre più attento (e presente).